Illustrated journey through the history of artificial insemination, from a cave couple and John Hunter to a turkey baster, a 1990s lab and a modern couple at home

Inseminazione artificiale: la storia, dalla siringa a oggi

Illustrated journey through the history of artificial insemination, from a cave couple and John Hunter to a turkey baster, a 1990s lab and a modern couple at home
✓Revisionato da Sarah Thomas, Specialista della fertilità · 29 settembre 2026

La storia dell’inseminazione artificiale comincia con una siringa, non con una pompetta da cucina. Il primo caso umano documentato, riferito alla Royal Society nel 1799, si deve al chirurgo londinese John Hunter (in inglese), che consigliò a un marito di raccogliere il proprio seme in una siringa scaldata e di iniettarlo nella vagina della moglie, che rimase incinta. Il più antico successo datato in un mammifero risale al 1780, quando il naturalista italiano Lazzaro Spallanzani inseminò una cagna.

In mezzo, e dopo, ci sono una commissione della Chiesa anglicana, una mozione alla Camera dei Lord che la chiamava adulterio, uno scandalo giornalistico del 1978 e un gruppo di donne londinesi che si passava l’indirizzo dove comprare un «inseminatore». A dirla tutta, molto di quello che si ripete online su questa storia non regge al confronto con i documenti originali, quindi dove un racconto si basa su una sola testimonianza successiva, te lo dico.


Quando è stata fatta la prima inseminazione artificiale? (La risposta breve, poi la cronologia)

La prima inseminazione artificiale umana documentata è il caso di John Hunter, pubblicato nel 1799, e la più antica inseminazione datata di un mammifero è la cagna di Spallanzani, nel 1780. Il caso di Hunter non ha una data nel documento stesso, ed è per questo che lo trovi collocato ovunque tra gli anni Settanta del Settecento e il 1790.

L’articolo che lo riporta, firmato da Everard Home nelle Philosophical Transactions of the Royal Society (in inglese), fu «letto il 7 marzo 1799». Home sostiene che il lavoro di Spallanzani venne «diversi anni dopo» il successo di Hunter, il che collocherebbe Hunter prima del 1780. È però un’affermazione di Home, fatta dopo la morte di Hunter. Anche la rassegna del 2015 di Ombelet e Van Robays parla degli «anni Settanta del Settecento», ma non cita nessun documento per quella data.

Ecco tutta la storia in una pagina.

Storia dell’inseminazione artificiale dal 1780 al 1991: dalla cagna inseminata da Spallanzani con una siringa scaldata al caso di John Hunter riferito nel 1799, agli esperimenti di Sims del 1866 e alla legge britannica del 1990 che istituì l’autorità di controllo sulla fecondazione

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👉 Circa 250 anni separano la cagna di Spallanzani del 1780 da oggi, e nei documenti di tutto questo periodo lo strumento continua a rivelarsi una siringa.


Che cosa fece davvero John Hunter? (E che cosa non dice l’articolo del 1799)

Il marito aveva un’uretra malformata, per cui «il seme usciva sempre dal perineo».

Hunter «consigliò che il marito si procurasse una siringa adatta allo scopo, scaldata in precedenza». Poi Everard Home dà l’esito in una riga: «L’esperimento fu fatto davvero, e la moglie rimase incinta» (in inglese).

Tutto qui. I racconti successivi aggiungono parecchio:

  • Non è registrata nessuna nascita. L’articolo riporta una gravidanza, non un bambino.
  • Non era intrauterina. Il seme fu «iniettato nella vagina», quindi «la prima IUI» è sbagliato.
  • Niente nome, data o mestiere. Una ricerca nel testo dell’articolo delle parole «draper», «merchant» e «linen» non ne trova nessuna, quindi il famoso marito «commerciante di tessuti di lino» viene da un racconto successivo.

Chi ha inventato l’inseminazione artificiale? (Spallanzani, una cagna e qualche rana in mutande)

Nessuna persona da sola può dirsi davvero l’inventore dell’inseminazione artificiale, ma Lazzaro Spallanzani ha il titolo meglio documentato per gli animali (la sua cagna è il primo caso datato in un mammifero), e John Hunter per gli esseri umani.

Il resoconto di Spallanzani, nell’edizione originale delle Dissertazioni di fisica animale, e vegetabile (Modena, 1780, tomo secondo), è sorprendentemente vivido. Un giovane cane gli fornì «diecinove grani di sperma, che senza indugio vennero injettati dentro alla matrice della cagna, mediante una sottile appuntata siringa», scaldata al calore del corpo. Poi, «sessanta due giorni dopo l’injezione del seme la cagna divenne madre di tre figliuoletti assai vivaci». La cagna era, scrive, «della razza dei barboni»; la traduzione inglese del 1784 la chiama spaniel. E la sua gioia non la nasconde: la contentezza, scrive, «è stata una delle maggiori che provato abbia in mia vita».

Spesso trovi questo esperimento datato 1784. È l’anno della traduzione inglese. L’edizione italiana porta la data 1780; la seconda lettera di Charles Bonnet a Spallanzani, stampata nello stesso volume e dedicata anche alla cagna, è datata 13 gennaio 1781; e Wikler e Wikler (1991) (in inglese) collocano il successo nel 1780.

Poi ci sono le rane. Spallanzani mise ai maschi di rana «piccioli calzoncini di taffettà incerato», cioè proprio le minuscole mutande cerate che sembrano. Spesso gli viene attribuita come un’invenzione sua, ma lui stesso ne dà apertamente il merito a Réaumur e Nollet, e cita la lettera di Nollet che la descrive.

👉 Quindi Spallanzani non ha inventato le mutande per rane. Le ha solo prese sul serio.


E le storie più antiche? (La Castiglia, i cavalli arabi e il Talmud)

Le storie più antiche, dalla Castiglia medievale agli allevatori di cavalli arabi al Talmud, sono leggende o letture sbagliate, non casi documentati. Compaiono in molti elenchi di «curiosità sull’inseminazione artificiale»:

  • Enrico IV di Castiglia (XV secolo). Perfino gli storici della medicina Ombelet e Van Robays (in inglese) la mettono sotto la «storia non ufficiale».
  • Gli allevatori di cavalli arabi (spesso datati 1322). Le ricerche per questo articolo hanno controllato la rassegna di Ombelet, l’articolo dei Wikler, una storia della pratica britannica degli anni Cinquanta e le ricerche per titolo su PubMed, e non sono riuscite a ricondurla a una fonte primaria o sottoposta a revisione. Trattala come una leggenda.
  • Il Talmud. Il passo citato di solito, Chagigah 15a (in inglese ed ebraico), è un’ipotesi giuridica su una vergine trovata incinta che «potrebbe aver concepito in un bagno». Non descrive nessuna inseminazione intenzionale.

Che cosa è successo all’inseminazione artificiale nell’Ottocento? (Sims, Pancoast e una questione di consenso)

Nell’Ottocento l’inseminazione artificiale entrò nello studio del medico: J. Marion Sims registrò 55 iniezioni nell’utero che portarono a una sola gravidanza, e un racconto successivo, contestato, descrive la prima inseminazione con donatore.

Sims era un chirurgo di New York. Le sue Clinical Notes on Uterine Surgery (1866) descrivono come aspirava il seme dalla vagina dopo un rapporto e lo iniettava nell’utero con una siringa di vetro scaldata a 98 °F (circa 37 °C). Fece «cinquantacinque iniezioni nell’utero» su «una mezza dozzina di pazienti diverse» in «due anni». Il concepimento avvenne una volta sola, al decimo tentativo su una paziente, e finì con un aborto spontaneo al quarto mese.

Sims era sicuro del suo posto nella storia. Scrisse: «Presumo che sia il primo e unico caso autentico in cui la fecondazione artificiale abbia avuto successo nella specie umana» (in inglese). La piccola ironia è che Home aveva pubblicato il caso di Hunter 67 anni prima.

Il racconto su Pancoast, e perché il consenso conta

La prima inseminazione con donatore di cui si ha notizia si basa su una sola lettera, ed è una lettera inquietante. Nel 1909 Addison Davis Hard pubblicò su Medical World una lettera presentata come la testimonianza diretta di fatti avvenuti a Filadelfia. Secondo quella lettera, come la citano Wikler e Wikler (in inglese), il professor William Pancoast aveva in cura una coppia in cui il seme del marito non conteneva spermatozoi. La moglie fu addormentata con il cloroformio e inseminata con il seme di uno studente di medicina a sua insaputa, e secondo il racconto nacque un figlio.

Tre avvertenze vanno messe subito accanto a questa storia:

  • La data di solito citata, il 1884, non c’è nel brano che i Wikler riportano, che non indica nessun anno. Viene da racconti successivi.
  • Fu scritta anni dopo i fatti, da una sola persona.
  • Fu contestata. I Wikler annotano che «la testimonianza diretta fu in seguito contestata». Un articolo del 1965 su Pancoast e Hard di Gregoire e Mayer (in inglese) non ha un abstract online, e il testo completo non è stato accessibile per questo articolo.

Quindi è un’affermazione, non un fatto accertato. È qui perché anche come storia contestata mostra perché esistono le regole arrivate dopo: il consenso della donna, una traccia di chi era il donatore, e qualcuno di indipendente che controlli.

Esplora la cronologia

Tocca un anno, o usa le frecce, per scorrere i fatti verificati, dai primi casi documentati alla fine dell’anonimato dei donatori nelle cliniche britanniche.


Come hanno cambiato l’inseminazione artificiale gli allevamenti e il seme congelato?

L’allevamento del bestiame ha trasformato l’inseminazione artificiale in una tecnica di routine su larga scala nei primi anni del Novecento, e le ricerche sul congelamento tra il 1949 e il 1953 hanno reso possibili le banche del seme.

Secondo Ombelet e Van Robays (in inglese), Ilya Ivanov cominciò a mettere a punto metodi pratici in Russia nel 1899, e nel 1922 pubblicò sul loro uso «a fini zootecnici in Russia». La stessa rassegna dice che, al 2015, oltre il 90% delle vacche da latte nei Paesi Bassi, in Danimarca e nel Regno Unito era inseminato artificialmente.

Sul versante umano il grande passo venne dal congelamento:

  • 1949: Polge, Smith e Parkes (in inglese) riferirono su Nature che il glicerolo migliorava la sopravvivenza degli spermatozoi umani congelati.
  • 1953: Bunge e Sherman (in inglese) pubblicarono su Nature «Fertilizing capacity of frozen human spermatozoa». Con glicerolo al 10% e ghiaccio secco, la sopravvivenza fu in media del «67 per cento» negli spermatozoi di cinque uomini giovani e sani.

Se vuoi sapere come funziona oggi, ne ho scritto a parte in congelare lo sperma: prezzo e processo.


Come si è sviluppata l’inseminazione artificiale in Gran Bretagna? (Dalle cliniche di Londra alla Camera dei Lord)

In Gran Bretagna i medici offrivano l’inseminazione con donatore dagli anni Quaranta; una commissione della Chiesa la condannò nel 1948, la Camera dei Lord ne discusse nel 1958, un comitato del governo concluse nel 1960 che era indesiderabile, e nel 1968 il Ministro della Sanità decise che doveva essere disponibile nel servizio sanitario pubblico britannico.

Nel gennaio 1945 Mary Barton, Kenneth Walker e Bertold Wiesner pubblicarono un articolo intitolato «Artificial Insemination» sul BMJ (in inglese). La storica Gayle Davis, lavorando sulle carte dello stesso comitato governativo, indica Barton come attiva a Londra dal 1940, insieme a medici di Exeter e Manchester (Davis, 2017, in inglese).

Nel 1945 anche l’arcivescovo di Canterbury istituì una commissione. Secondo il Rapporto Warnock (in inglese), quando la commissione consegnò il suo rapporto nel 1948 l’arcivescovo in persona era «molto critico verso la pratica dell’AID, ma non dell’AIH» (inseminazione con donatore contro inseminazione con il seme del marito), e raccomandò di farne un reato. Non se ne fece nulla.

Il 26 febbraio 1958 Lord Blackford chiese alla Camera dei Lord (in inglese) di riconoscere che l’inseminazione con donatore di una donna sposata «equivale all’adulterio, deve essere motivo sufficiente di divorzio, e tutti i figli così concepiti sono illegittimi». Disse che Barton «non ammetterebbe una cifra superiore a 5.000» bambini nati da donatore nel Regno Unito, e che «lei stessa ne ha fatti nascere circa 900». Sono cifre dichiarate dalla diretta interessata e riferite di seconda mano in un dibattito, quindi prendile come colore, non come statistiche.

Nello stesso dibattito Lord Denning fece notare che «la Court of Session in Scozia [...] ha stabilito che non è adulterio», nella causa Maclennan contro Maclennan. La mozione fu ritirata.

Il Comitato Feversham del governo fu nominato nel 1958 e presentò il suo rapporto nel 1960. Il Rapporto Warnock lo riassume dicendo che aveva «concluso che l’AID era una pratica indesiderabile, da scoraggiare fortemente». Non fermò nulla. Il Rapporto Warnock registra che nel 1968 il Ministro della Sanità decise che «dovesse essere disponibile nel servizio sanitario pubblico, se raccomandata per motivi medici», e che nel 1982 il Royal College of Obstetricians and Gynaecologists era a conoscenza di oltre 1.000 gravidanze e di almeno 780 nati vivi dopo inseminazione con donatore, «senza dubbio una sottostima».

👉 La linea ufficiale diceva di scoraggiarla. Le cliniche dicevano altro.


Da dove viene la «turkey baster»? (E che cosa si usava davvero)

«Turkey baster», la pompetta da cucina per bagnare l’arrosto, negli anni Settanta è diventata in inglese il modo di dire per l’autoinseminazione, quando donne lesbiche e single hanno cominciato a inseminarsi con donatori privati; ma nei documenti e nelle ricerche lo strumento era più spesso una siringa. Quindi, se ti sei chiesta se si fa davvero così, la storia risponde: per lo più no.

Il 5 gennaio 1978 l’Evening News di Londra pubblicò un’inchiesta intitolata «Dr Strangelove: The Belgravia man who helps lesbians have babies» (il dottor Stranamore di Belgravia che aiuta le lesbiche ad avere figli), sul dottor David Sopher. Un giornalista si era finto una giovane lesbica per avere la storia. Il giornale scrisse che lui era «responsabile della nascita di 10 bambini da coppie lesbiche», a 12 sterline per inseminazione, e che erano le donne a fare l’inseminazione da sole. Jennings (2017) (in inglese) definisce fuorvianti le affermazioni del giornale e registra che negli anni Settanta Sopher offrì l’inseminazione con donatore a sei coppie lesbiche. Ci furono interrogazioni in Parlamento e, secondo Jennings, lo scandalo spinse più donne a cercare l’inseminazione con donatore in clinica, e più donne ad accordarsi in privato con un donatore.

Più o meno nello stesso periodo, un gruppo londinese si riunì in un pub per discutere un articolo dell’Evening News sull’inseminazione artificiale. Nel loro opuscolo del 1980 Self Insemination, citato da Wikler e Wikler (in inglese), a una di loro fu detto che «si poteva comprare un inseminatore da John Bell and Croydon, in Wigmore Street» per sette sterline. Il seme veniva da amici maschi, e «ne seguirono diverse gravidanze». Nel 1986 arrivò la guida di Lisa Saffron Getting pregnant our own way (in inglese), pubblicata dal Woman’s Health Information Centre di Londra; l’archivio Wellcome (in inglese) annota che «si rivelò controversa, con i finanziatori del gruppo che minacciarono di tagliare i fondi se avessero continuato a “promuovere l’omosessualità”».

Quindi qualcuno ha usato davvero una pompetta da cucina? Qualcuno sì. Secondo l’articolo della Wellcome Collection sui miti della «turkey baster» (in inglese), un libro statunitense del 1979 citava una donna che diceva di averne usata una. Nello stesso articolo la sociologa Kathryn Almack lo dice chiaramente: «dalle mie ricerche, più spesso le donne che usano il seme di un donatore conosciuto usano una piccola siringa».

Siringa, non pompetta da cucina: che cosa si usava davvero per l’inseminazione artificiale, dalla siringa scaldata di Spallanzani nel 1780 alla siringa senza ago di oggi, con gli artt. 5 e 12 della legge italiana 40/2004

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Non si trattava davvero della pompetta. Si trattava di chi poteva decidere come, e con chi, avere un figlio. Per una versione di oggi di questa storia, due mamme raccontano com’è andata al terzo tentativo.


Come si è messa in pari la legge? (Warnock, la legge britannica del 1990, la fine dell’anonimato e l’Italia)

Nel Regno Unito la legge si è messa in pari in tre passi: il Rapporto Warnock nel 1984, lo Human Fertilisation and Embryology Act del 1990, che creò l’autorità britannica di controllo, e la regola del 2005 che permette alle persone nate da donatore di identificarlo a 18 anni.

Il comitato Warnock fu istituito nel luglio 1982 e presentò il suo rapporto nel luglio 1984. La sua frase chiave sull’inseminazione con donatore, dal paragrafo 4.16 del Rapporto Warnock (in inglese): «raccomandiamo che offrire servizi di AID senza una licenza a tale scopo sia un reato».

Diventò legge con lo Human Fertilisation and Embryology Act 1990 (in inglese), che ricevette l’assenso reale il 1° novembre 1990. La Human Fertilisation and Embryology Authority fu istituita nel 1991 e, con parole sue (in inglese), è stata la prima autorità al mondo prevista per legge per i trattamenti di riproduzione assistita e la ricerca sugli embrioni umani.

Due cambiamenti successivi hanno completato il quadro britannico:

  • 2005, la fine dell’anonimato per i nuovi donatori. Il regolamento del 2004 sulla divulgazione (in inglese) riguarda le informazioni identificative fornite da un donatore dopo il 31 marzo 2005, e l’autorità britannica dice che i donatori che hanno donato dal 1° aprile 2005 in poi (in inglese) possono essere identificati dalle persone nate dalla loro donazione, una volta compiuti 18 anni. Vale per le cliniche britanniche autorizzate, che hanno potuto usare donazioni anonime precedenti fino al 31 marzo 2006. In Italia non è così: la donazione è anonima per legge, come spiego nella guida al donatore di seme in Italia.
  • 2008, le famiglie con due mamme. Lo Human Fertilisation and Embryology Act 2008 (in inglese) cambiò le regole sulla genitorialità legale, anche per le partner donne.

In Italia la cornice è arrivata più tardi. La legge 19 febbraio 2004, n. 40 ha istituito presso l’Istituto Superiore di Sanità il registro nazionale delle strutture autorizzate (art. 11) e vietava la procreazione medicalmente assistita (PMA) di tipo eterologo, cioè con gameti di un donatore (art. 4, comma 3); nel 2014 la Corte costituzionale, con la sentenza n. 162, ha dichiarato illegittimo quel divieto per le coppie dell’art. 5 alle quali sia stata diagnosticata «una patologia che sia causa di sterilità o infertilità assolute ed irreversibili». E nei centri italiani la donazione è anonima nei due sensi: il d.lgs. 191/2007, art. 14, comma 3 stabilisce che «l’identità del o dei riceventi non è rivelata al donatore o alla sua famiglia e viceversa».


Quando rivolgersi al medico?

Se cerchi una gravidanza da un anno senza riuscirci, ISSalute, il portale dell’Istituto Superiore di Sanità, scrive che «è consigliabile rivolgersi a un medico», e che è importante contattarlo subito se la donna ha 36 anni o più, o se ci sono ragioni per preoccuparsi della fertilità, per esempio cure chemioterapiche. Quell’indicazione di un anno riguarda le coppie che hanno «rapporti sessuali regolari (ogni due o tre giorni) non protetti», quindi se ti insemini con il seme di un donatore chiedi al tuo medico o al centro come vale per te.

  • Dopo una IUI in un centro: con il test positivo, per seguire la gravidanza la pagina Gravidanza di ISSalute indica come figura di riferimento per la gravidanza fisiologica l’ostetrica, insieme al medico di medicina generale e all’équipe del consultorio familiare, e il ginecologo se la gravidanza è a rischio.
  • Se usi il seme di un donatore: ISSalute scrive, a proposito dei percorsi di PMA, che è «molto importante decidere di farsi aiutare da professionisti, psicologi e consulenti esperti», e nel consultorio familiare, dice il Ministero della Salute, può lavorare anche uno psicologo.

Che cosa significa questa storia per l’inseminazione a casa, oggi, in Italia?

In Italia la regola di oggi è la legge 19 febbraio 2004, n. 40, e il suo art. 5, mai modificato, stabilisce chi può accedere alla PMA. Il testo, per intero:

«Fermo restando quanto stabilito dall’articolo 4, comma 1, possono accedere alle tecniche di procreazione medicalmente assistita coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi.»

Le sanzioni della legge colpiscono chi applica le tecniche. L’art. 12 punisce con una sanzione amministrativa da 200.000 a 400.000 euro chi le applica, in violazione dell’art. 5, a coppie «composte da soggetti dello stesso sesso o non coniugati o non conviventi» (comma 2), e da 100.000 a 300.000 euro chi le applica «in strutture diverse» da quelle autorizzate (comma 5); il comma 8 aggiunge: «Non sono punibili l’uomo o la donna ai quali sono applicate le tecniche nei casi di cui ai commi 1, 2, 4 e 5». Se un’inseminazione fatta in casa sia «applicazione di tecniche» ai sensi della legge 40 non risulta deciso da nessuna sentenza che io abbia trovato: è una questione aperta. Questa è informazione generale, non un parere legale.

Le domande sono le stesse su cui questa storia continua a tornare: chi è il genitore per la legge, e se il donatore è stato controllato. Dentro un centro autorizzato l’art. 9, comma 3 dice che, «in caso di applicazione di tecniche di tipo eterologo», il donatore «non acquisisce alcuna relazione giuridica parentale con il nato»; il d.lgs. 16/2010 (allegato III) fissa i test sul donatore, tra cui HIV, epatite B e C, sifilide e, per chi dona il seme, la clamidia, con una quarantena «per almeno centottanta giorni» o un test NAT, e stabilisce che le cellule di uno stesso donatore «non possono determinare più di dieci nascite». Quelle regole sono scritte per i centri autorizzati, e se l’art. 9, comma 3 protegga anche un donatore privato usato a casa non l’ha deciso nessuna sentenza che io abbia trovato. Il Ministero della Salute spiega che nei centri chi vuole donare «deve essere sottoposta a una valutazione anamnestica e a degli esami clinici per accertare la rispondenza ai criteri di selezione dei donatori: questo per garantire la qualità e la sicurezza dei gameti donati e la salute del donatore», e che le donazioni «sono gratuite e volontarie» (FAQ PMA del Ministero della Salute). Con un donatore trovato in privato, per esempio tramite app o siti, nessuno garantisce quei controlli. E l’art. 12, comma 6 punisce con la reclusione da tre mesi a due anni e con la multa da 600.000 a un milione di euro «chiunque, in qualsiasi forma, realizza, organizza o pubblicizza la commercializzazione di gameti». Se stai valutando un centro rispetto alla casa, ho messo a confronto i costi della fecondazione assistita in Italia.

Per una donna single o una coppia di due donne, oggi un centro italiano non è una strada aperta. La Corte costituzionale ha respinto le questioni sull’art. 5 per le coppie di donne nel 2019 (sentenza n. 221) e per la donna singola nel 2025 (sentenza n. 69), scrivendo però, in quest’ultima, che resta ferma «l’assenza di impedimenti costituzionali acché il legislatore estenda l’accesso alla procreazione medicalmente assistita anche a nuclei familiari diversi da quelli indicati nell’art. 5». Per chi ha fatto la PMA all’estero, la sentenza n. 68 del 2025 riguarda un bambino nato in Italia dopo una PMA fatta all’estero nel rispetto delle norme di quel paese: è riconosciuto come figlio anche della donna che aveva dato il consenso preventivo alla PMA. Per un parere sul tuo caso serve un avvocato esperto di diritto di famiglia: trovi il tuo Ordine degli avvocati nell’elenco del Consiglio Nazionale Forense.

In 250 anni gli strumenti sono cambiati pochissimo. È cambiato chi aveva il permesso di usarli, e se qualcuno si prendeva cura di loro mentre lo facevano.


Curiosità sull’inseminazione artificiale: domande frequenti

Quando è cominciata l’inseminazione artificiale?

Il più antico successo datato in un mammifero è quello di Lazzaro Spallanzani: nel 1780 inseminò una cagna, che 62 giorni dopo partorì tre cuccioli. Il primo caso umano documentato è quello di John Hunter, riferito da Everard Home alla Royal Society nel 1799, anche se l’articolo non gli dà una data.

Chi è il padre dell’inseminazione artificiale?

«Padre dell’inseminazione artificiale» è un’etichetta informale, non un titolo ufficiale, e nessuna persona da sola può dirsi davvero l’inventore.

Quali sono i quattro tipi di inseminazione artificiale?

Le fonti controllate per questo articolo non danno un elenco ufficiale di quattro tipi: nessuna delle fonti italiane o degli studi controllati propone una classificazione formale in «quattro tipi». Le vie nominate e confrontate negli studi clinici e nelle revisioni Cochrane sono l’inseminazione intracervicale (ICI), intrauterina (IUI) e intratubarica (ITI), per esempio la perfusione di spermatozoi nelle tube (Hurd e colleghi, 1993; Kop e colleghi, 2018; Cantineau e colleghi, 2013; tutti in inglese). Depositare il seme in vagina (inseminazione intravaginale), come nel caso di Hunter del 1799, è un’altra via. Le Linee guida PMA del Ministero della Salute (decreto 20 marzo 2024) elencano «la inseminazione intrauterina» tra le tecniche di PMA, le suddividono «in I, II e III livello» e nominano a parte «l’inseminazione intracervicale semplice». Per i termini tecnici, vedi il glossario della fertilità.


La cronologia completa, con le fonti (16 voci)
Anno Dove Chi Che cosa è successo Perché contava Fonte
Senza data (secondo Home prima del 1780); riferito nel 1799 Gran Bretagna. Il documento non indica il luogo; racconti successivi dicono Londra John Hunter, chirurgo; riferito da Everard Home A un marito il cui seme usciva da un’apertura dell’uretra fu detto di raccoglierlo in una siringa scaldata e di iniettarlo nella vagina della moglie. «La moglie rimase incinta.» Prima inseminazione artificiale umana documentata, con il seme del marito Home, Philosophical Transactions 1799 (fonte primaria, in inglese)
1780 Italia Lazzaro Spallanzani Iniettò seme di cane in una cagna tenuta chiusa, con una sottile siringa scaldata; 62 giorni dopo nacquero tre cuccioli La più antica inseminazione artificiale riuscita e datata in un mammifero Spallanzani, Dissertazioni 1780 (fonte primaria, in italiano); Wikler e Wikler 1991
1866 Pubblicato a Londra; Sims era un chirurgo di New York J. Marion Sims Riferì 55 iniezioni nell’utero su 6 pazienti in 2 anni; un solo concepimento, finito con un aborto spontaneo al quarto mese Uno dei primi resoconti clinici del seme depositato dentro l’utero Sims, Clinical Notes on Uterine Surgery 1866 (fonte primaria, in inglese)
1884 (data da racconti successivi); riferito nel 1909 Filadelfia, Stati Uniti Il professor William Pancoast; racconto di Addison Davis Hard Una donna sotto cloroformio fu inseminata con il seme di uno studente di medicina a sua insaputa; secondo il racconto nacque un figlio Prima inseminazione con donatore di cui si ha notizia, e uno dei primi scandali sul consenso. Si basa su una sola lettera scritta anni dopo, e il racconto fu contestato Wikler e Wikler 1991; Gregoire e Mayer 1965 (fonti secondarie)
Dal 1899 al 1922 Russia Ilya Ivanov Mise a punto metodi pratici di inseminazione per gli animali da allevamento; pubblicò nel 1922 Avviò la diffusione su larga scala negli allevamenti, i cui metodi hanno poi influenzato la pratica umana Ombelet e Van Robays 2015 (fonte secondaria); Ivanoff 1922
1945 Londra Mary Barton, Kenneth Walker, Bertold Wiesner Pubblicarono «Artificial Insemination» sul BMJ (13 gennaio). Lo stesso anno l’arcivescovo di Canterbury istituì una commissione L’inseminazione con donatore nel Regno Unito entrò nella letteratura medica e nei documenti della Chiesa BMJ 1945; Hansard 1958
1948 Inghilterra Commissione dell’arcivescovo di Canterbury Il rapporto «Artificial Human Insemination» raccomandò di fare dell’inseminazione con donatore un reato; non se ne fece nulla Primo commento pubblico ufficiale sull’inseminazione con donatore nel Regno Unito, secondo il Rapporto Warnock Rapporto Warnock 1984
Dal 1949 al 1953 Rivista britannica (Nature); Stati Uniti Polge, Smith e Parkes; poi Bunge e Sherman Il glicerolo migliorò la sopravvivenza degli spermatozoi umani congelati (1949); Bunge e Sherman pubblicarono sulla capacità fecondante degli spermatozoi umani congelati (1953) Rese possibili le banche del seme Nature 1949; Nature 1953
1958 Edimburgo e Westminster Court of Session (Maclennan contro Maclennan); Camera dei Lord Un tribunale scozzese stabilì che l’inseminazione con donatore non era adulterio. Una mozione ai Lord che la definiva «equivalente all’adulterio» fu ritirata Una sentenza scozzese sulla questione dell’adulterio; il tema arrivò anche alla Camera dei Lord Hansard, Camera dei Lord 1958 (fonte primaria)
1960 Regno Unito Comitato Feversham (Cmnd 1105) Concluse, nella sintesi del Rapporto Warnock, che l’inseminazione con donatore era «una pratica indesiderabile, da scoraggiare fortemente» Disapprovazione ufficiale, mentre la pratica continuava a crescere Rapporto Warnock 1984; Davis 2017
1968 Regno Unito Ministro della Sanità Decise che l’inseminazione con il seme del marito e con donatore dovesse essere disponibile nel servizio sanitario pubblico britannico, se raccomandata per motivi medici Via libera di principio nel servizio sanitario pubblico Rapporto Warnock 1984
1978 Londra Evening News; il dottor David Sopher; la rivista Sappho Inchiesta (5 gennaio) su coppie di donne che concepivano con l’inseminazione con donatore; interrogazioni in Parlamento La pubblicità diffuse l’idea: più donne cercarono l’inseminazione con donatore in clinica, e più donne si accordarono in privato con un donatore Jennings 2017; Wikler e Wikler 1991
Dal 1980 al 1986 Londra Feminist Self-Insemination Group; Lisa Saffron Opuscolo Self Insemination (1980); guida Getting pregnant our own way (1986) Il movimento britannico dell’autoinseminazione mise per iscritto i propri metodi Wikler e Wikler 1991; catalogo della Wellcome Collection
1984 Regno Unito Comitato Warnock (Cmnd 9314) Raccomandò un sistema di licenze, e che offrire l’inseminazione con donatore senza licenza fosse un reato Il modello della legge britannica sulla fertilità Rapporto Warnock 1984 (fonte primaria)
Dal 1990 al 1991 Regno Unito Parlamento; Human Fertilisation and Embryology Authority Lo HFE Act 1990 (assenso reale il 1° novembre 1990) creò l’autorità britannica di controllo, istituita nel 1991 L’autorità si definisce la prima al mondo di questo tipo prevista per legge legislation.gov.uk; Human Fertilisation and Embryology Authority (fonti primarie)
2005 e 2008 Regno Unito Parlamento; Human Fertilisation and Embryology Authority I donatori che hanno donato dal 1° aprile 2005 in poi possono essere identificati dalle persone nate dalla loro donazione, a 18 anni. Lo HFE Act 2008 (13 novembre 2008) cambiò le regole sulla genitorialità legale, anche per le partner donne Fine della donazione anonima per i nuovi donatori nelle cliniche britanniche, e riconoscimento per legge delle famiglie con due mamme legislation.gov.uk; Human Fertilisation and Embryology Authority (fonti primarie)

Cronologia compilata a settembre 2026 da fonti primarie (Philosophical Transactions 1799, l’edizione originale italiana di Spallanzani del 1780, Sims 1866, Hansard 1958, il Rapporto Warnock 1984 (in inglese), legislation.gov.uk, la Human Fertilisation and Embryology Authority) e da storici citati per nome dove non c’era un documento primario. Le fonti britanniche e statunitensi sono in inglese.


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